C'è una convinzione rassicurante che gira da anni. Che le bufale le condividano gli altri. I creduloni, i nonni su Facebook, quelli che non hanno studiato.
È falso, ed è il motivo per cui il problema non si risolve mai.
Le ricerche sulla diffusione delle notizie false raccontano una cosa scomoda. Il livello di istruzione conta molto meno di quanto vorremmo, mentre conta moltissimo un altro fattore, che è la coerenza tra il contenuto e quello che già pensi.
Tradotto. Non condividi una notizia perché sei ingenuo. La condividi perché ti dà ragione.
La condivisione arriva prima della verifica
Questa è la meccanica centrale, e non è un difetto tuo, è una scelta di progettazione.
Guarda dov'è il pulsante di condivisione. È immediatamente sotto il contenuto, grande, a portata di pollice, e ci arrivi in mezzo secondo. Ora guarda dov'è la verifica. Non c'è. Devi uscire dall'app, aprire un motore di ricerca, formulare una query, leggere due o tre fonti, tornare indietro. Trenta secondi buoni, e nel frattempo il feed è andato avanti.
Sponsored Protocol
Mezzo secondo contro trenta. In un'interfaccia progettata per essere percorsa col pollice a velocità costante, questa differenza non è un dettaglio. È la decisione.
Non stiamo scegliendo tra condividere e verificare. Stiamo scegliendo tra condividere e fermarci, e fermarsi non è un'azione prevista dall'ambiente in cui ci troviamo.
Il titolo lavora al posto tuo
Aggiungi un secondo elemento. Nel feed la maggior parte dei contenuti viene consumata senza aprire il link. Vedi immagine, titolo, e la faccia di chi ha condiviso.
Quella terza informazione pesa più delle prime due. Se a condividere è qualcuno di cui ti fidi, il contenuto eredita quella fiducia prima ancora di essere letto. Non stai valutando la notizia, stai valutando la persona, e lo fai correttamente. Il problema è che anche lei non l'aveva letta.
Così si forma una catena in cui ogni anello si fida dell'anello precedente e nessuno ha aperto il link. La notizia falsa non viaggia perché qualcuno ci crede. Viaggia perché nessuno ha bisogno di crederci per passarla avanti.
Sponsored Protocol
Perché il falso corre più veloce del vero
C'è un ultimo pezzo, ed è il più spiacevole.
Una notizia falsa ha un vantaggio strutturale su una vera. Non deve rispettare i fatti, quindi può essere costruita esattamente come serve per funzionare. Più netta, più indignante, più sorprendente. Una notizia vera è vincolata a com'è andata, e com'è andata è quasi sempre più complicato e meno soddisfacente.
Quindi la falsa parte già avvantaggiata nella gara per la tua attenzione. E la smentita, che arriva sempre dopo, deve competere con una versione che nel frattempo ha avuto ore o giorni per accomodarsi nella testa delle persone.
Ecco perché le rettifiche non funzionano quasi mai. Non è che la gente le ignora per malafede. È che arrivano seconde, contro qualcosa che ha già occupato il posto.
L'unica difesa che regge
Non è diventare più intelligenti. Sei già abbastanza intelligente, e non è servito.
Sponsored Protocol
È una regola sola, meccanica, da applicare senza pensarci. Se un contenuto ti fa provare qualcosa di forte, quello è il momento in cui devi fermarti. Non quando ti sembra strano, perché quando ti sembra strano ti fermi già da solo. Quando ti dà ragione.
L'emozione forte non è il segnale che il contenuto è importante. È il segnale che è stato costruito, o selezionato dall'algoritmo, per superare le tue difese. Sono esattamente i contenuti che vengono spinti di più, perché sono quelli che fanno restare.
Quindi la regola pratica è controintuitiva ma semplice. Quanto più sei d'accordo, tanto più ti conviene aprire il link prima di condividerlo.
È l'unica difesa che non richiede di essere esperti di niente. Richiede solo di accorgersi di quando si sta annuendo.
Segnale & Rumore è una rubrica su come funziona davvero la comunicazione digitale, tra algoritmi, piattaforme e reputazione online. La scrive Calogero Bono, che con queste macchine ci lavora tutti i giorni.